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Luca – IIMC – India

Progetto di Innovazione Sociale

Luglio – Agosto 2017

“La mia esperienza di stage è iniziata con l’arrivo all’aeroporto di Calcutta in data 5 luglio 2017, pochi passi fuori dal gate furono sufficienti per realizzare a cosa stavo andando incontro, un completo stravolgimento dell’immaginario e delle sicurezze costruite in 20 anni.

Dopo una lunga ricerca riuscì a trovare il simpatico driver che mi avrebbe condotto all’headquarter, dunque dopo due giorni di viaggio mi aspettava ancora un’intensa giornata all’insegna di inaspettate scoperte. Forse a causa del fatto che la mia partenza per l’India si collocava immediatamente a seguito di un’intensa sessione d’esami, o forse a causa della mia stessa natura, arrivai a Calcutta completamente ignaro di ciò che avrei trovato. Giunto al quartier generale fui immediatamente accolto da un gruppo di ragazze europee incaricate di introdurmi alla quotidianità, una quotidianità che quanto più lontana dall’ordinario non si poteva. Svolte le prime faccende per la sopravvivenza, iniziarono le presentazioni, flotte di indiani con accenti surreali e nomi non da meno, fortunatamente alle flotte di indiani si accompagnava un numero sempre maggiore di ragazzi europei che arrivavano da diversi posti e con numerose storie sulla giornata trascorsa. Fu dunque in quel torrido pomeriggio, tra un thè caldo e l’altro, che grazie al mio rozzo inglese e alla presenza di altri italiani scoprì di essere in un’associazione di volontariato. La situazione diventava meno chiara ogni minuto che passava, dovevo meglio inquadrare la realtà in cui mi ero ritrovato e tutto ciò che ne conseguiva.

Tuc tuc, metro, e camminata mi condussero in guest house, il regno degli europei a Calcutta, e giunse così anche il momento di realizzare che il mio viaggio non sarebbe propriamente stato all’insegna del comfort. Doccia fredda, pasto improvvisato e si era pronti per cantare e suonare sul rooftop della nostra villeggiatura indiana. Ero circondato da ragazzi incredibili, tutto ciò che mi accadeva attorno era per me fonte di turbamento in quel drastico momento, gli altri non sembravano viverla come me, avevano acquisito una concezione della realtà che li poneva un gradino sopra alla mia banale visione. La prima settimana fu la prova del fuoco, il mio unico obiettivo fu quello di ambientarmi, sforzi immani seguirono a questa mia idea, ma come già ho detto numerose fonti di ispirazione mi circondavano. Ancora adesso penso che questa fu una delle sfide a richiedermi più sforzo in vita mia, ma la meta valeva qualsiasi prezzo. La mia esperienza procedeva dunque tra mille avventure quotidiane, in un continuo intento di vivere al meglio e pienamente le mille e più sfaccettature di quella città ricolma di vita e di atrocità.

Era giunto quindi il momento di pensare al lavoro ed al motivo per cui mi trovavo lì; ancora una volta rimasi spiazzato, nessun responsabile aveva la minima idea del progetto che dovevo condurre e tanto meno gli altri ragazzi. Tutti erano lì come volontari e nessuno come ricercatore, chi ero dunque io per rifiutarmi di fare volontariato? Mi rimboccai le maniche, mi feci forza e mi gettai in questa nuova esperienza; feci probabilmente un torto alla mia sensibilità, vidi persone, situazioni e malattie che mi fecero rabbrividire ma nonostante mi sembri banale dirlo tutto ciò mi cambiò e mi fece crescere. In mezzo a questa frenesia di azione finalmente iniziai a realizzare la dimensione del progetto IIMC , parlo di circa 70.000 persone che quotidianamente facevano conto sugli aiuti forniti dall’istituto; un’articolata  struttura reggeva tutto questo, ed i cardini erano una ristretta cerchia di persone, su cui dovevo far perno per condurre in porto la mia ricerca.

Sujit, il boss, il creatore, considerava noi giovani studenti come suoi pupilli e ci lasciava una completa libertà d’azione in qualsiasi ambito del progetto purché si facesse rapporto. Fui dunque introdotto alla conoscenza di Alim, responsabile del Micro Credito, ed a Joya, responsabile dei Women Peace Councils. Oramai le contraddizioni di Calcutta mi appartenevano, sentivo di aver compreso la mente delle persone, Alim non era d’accordo; come tutti gli indiani quest’uomo era orgoglioso e fiero del proprio ruolo, le sue numerose responsabilità non gli concedevano molto tempo da dedicarmi, e siccome doveva diventare mio responsabile pretendeva da me umiltà e ascolto.

Le prime tre settimane di permanenza furono quindi completamente dedicate allo studio di quegli ingranaggi che consentivano a quella società così densa di contraddizioni di reggersi in piedi. In aggiunta a ciò orientai la mia concentrazione alla conquista della fiducia di Alim e di Joya, conquista che richiese più tempo del previsto ma al contempo portò i suoi frutti. Procedetti con la cura dei particolari pragmatici della ricerca tra cui:

  • Stesura dei gruppi da visitare e non
  • Rivisitazione di alcuni punti del questionario
  • Ricerca di mezzi di trasporto (carenza di driver nell’associazione)
  • Stampa
  • Luoghi e giorni di ritrovo
  • Metodi di localizzazione

Numerosi giorni richiese l’elaborazione di un accurato piano d’azione che tenesse conto di queste problematiche. Allo scadere del primo mese ero quindi finalmente pronto per il field work; inizialmente scettico su tutte le precauzioni adottate da Alim compresi il perché di tali imposizioni. Un concept di organizzazione del tutto originale regnava nel progetto di Micro Credito, contabilità gestita solamente sotto forma cartacea, responsabili della raccolta con un numero impressionante di gruppi da coordinare, donne urlanti il cui unico interesse erano giustamente i soldi da prelevare, ed in tutto questo io abbandonato con i miei questionari, senza che nessuno avesse effettivamente tempo o voglia di dedicarmi la propria attenzione. Dovevo dunque essere io propositivo e pronto ad impormi in quella loro stressante quotidianità; con l’aiuto di Alim, e forte di una profonda conoscenza della mentalità Indiana riuscì prontamente a comprendere i momenti da sfruttare per i miei intenti. Realizzai dunque quanto una persona possa essere disponibile, era incredibile il tempo che avevano voglia di dedicarti nonostante tutto attorno corresse, purché tu sapessi comprendere le loro tradizioni e riconoscergli dovutamente i meriti.

A questo punto tutto venne di conseguenza, proseguì incessantemente la raccolta di questionari superando ogni mia aspettativa numerica (500 questionari raccolti), anche le spedizioni di volontariato erano all’ordine del giorno. Il mio tempo trascorreva dunque in compagnia di persone meravigliose alternando gite in moto nei villaggi rurali per le interviste delle donne, a spedizioni nelle branch dove ad ogni iniezione rischiavo lo svenimento.”

Luca

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